Se, mai

Se diventerò per te
un corpo da lavare
una pelle da bucare
una bocca da nutrire.
E non sarò per te
un corpo da amare
una pelle da accarezzare
una bocca da baciare.
Tu, giura, lasciami andare.

Se sono viva

Oggi una zia cara mi ha chiesto di poter leggere una mia poesia per la festa della mamma nella sua associazione. Le ho risposto che mi sembra una scelta azzeccata. E ne sono felice perché mi conferma che anche le persone semplici possono cogliere l’essenza di una poesia.

Se sono viva
è per le parole che leggo
e per quelle che scrivo
nei ritagli di forza.
Se sono viva
è per te
che mi scruti ogni segno di cedevolezza
e non lo perdoni.
Se sono viva
è per te
che mi assilli bambina
per farmi mangiare.
Se sono viva
è per me
che nella mareggiata
riscopro il bisogno
di non essere isola.

Tergiverso

Amo molto questa mia nuova “creatura” e la odio un po’. Amo perchè sono io, sono i mesi più difficili di un anno difficile, perché sono riuscita a catturare le parole che, di notte soprattutto, mi assalivano e a trasformarle in qualcosa di comunicabile. Lo odio perché sono io, sono i mesi più difficili di un anno difficile e non mi permette di dimenticare. Sentimento ambivalente, come anche la necessità di esprimere quello che ho dentro e il desiderio di preservare uno spazio di intimità. Perchè scrivere e pubblicare significa mettersi a nudo e io in questa raccolta l’ho fatto davvero. Significa anche esporsi al giudizio e questo mi costa fatica ma è anche un esercizio che mi impongo. Ma basta ciance, solo poesie.

TERGIVERSO
Un oggi infinito questo andare
e ritorno.
Frangiflutti del destino
che non prendiamo in mano mai.
La sicumera
di chi ha giornate piene
agende senza spazi bianchi
non mi appartiene.
Io improvviso la rotta
e ostento
padronanza di carte.
Allarmata
guardo il mondo che corre
vorrei cambiarmi d’abito
e tergiverso.

non solo copertina

Quando ho chiesto ad Alessandra Giorgio un disegno per la copertina del mio libro che fosse in continuità ma anche in rottura con i due libri precedenti ho visualizzato proprio questa immagine, di più l’ho proprio sognata. Come abbia lei potuto entrare nel mio sogno è un mistero che forse si potrebbe svelare solo indagando 38 anni di amicizia e di amore, a cui si aggiunge l’ultimo anno di dolore e condivisione.

Questa donna tra luci e ombre, con le cicatrici sulla schiena al posto delle ali di cera mi rappresenta bene. E quelle foglioline verdi che spuntano sulla cicatrice, disegnate dalla piccola Eva sono la speranza e il futuro.

 

Sparse le tracce morbide…

Sparse come le trecce morbide sull’affannoso petto dell’Ermengarda nell’Adelchi manzoniano.
Qui a essere sparse sono le tracce e non sono sempre morbide ma a volte sono affannose.
Poesie, pensieri, riflessioni, letture, visioni… editi e inediti.