Guerriere

Siamo in tante, troppe, le donne che hanno affrontato o stanno ancora affrontando il cancro al seno. Ci chiamano guerriere perché combattiamo. Ma come potremmo fare diversamente?

C’è un momento preciso quando ti viene diagnosticato un tumore in cui vedi il tuo mondo crollare, intorno solo macerie, ma poi guardi bene e scopri che le cose e le persone a cui tieni sono ancora in piedi, seppur nella polvere, e tu non vuoi rinunciarci. E allora combatti per riprenderti la tua vita ma anche per cambiare te stessa perché il cancro, quell’ospite sgradito che io ho chiamato Tulipano nero, forse sta anche cercando di dirti qualcosa. Così è stato per me. Dopo le prime settimane di buio assoluto ho provato a reagire e anche se non è affatto facile ho provato a ripartire da me.

Qualche giorno fa mi hanno contattato da DonnaOn per essere una delle cinque guerriere testimonial per la Giornata Internazionale del Cancro al Seno. Inizialmente ho pensato di non esserne degna, che in fondo io guerriera non mi ci sentivo tanto. Appaio forte ma mi sento molto fragile, vulnerabile. Alla fine è prevalso il desiderio di condividere la mia storia e di essere di incoraggiamento alle altre donne. Credo sia importante creare una sorta di alleanza al femminile e devo dire che in questi mesi ho avuto modo di sperimentarla.
Ci sono state persone che si sono tirate indietro, che di fronte alla mia malattia hanno preferito scomparire, un atteggiamento che all’inizio mi ha ferito moltissimo… ma la maggior parte delle persone che ho incontrato mi ha fatto sentire il proprio affetto, ciascuna a proprio modo. E io che sono sempre stata una persona poco espansiva (mannaggia alla timidezza!) ho iniziato a essere più affettuosa, più aperta, più attenta a manifestare i miei sentimenti.
La mia scelta di mostrare fin dall’inizio la mia testa nuda, per strada e sui Social, non è stato un atto di esibizionismo ma un volermi mostrare così come sono, senza fingimenti. Chi non mi vuole vedere può girare la testa dall’altra parte, cambiare strada, far finta di niente, ma io sto vivendo questa cosa, punto.
Alcune persone, poche ma ci sono state, mi hanno criticato perché c’è ancora la mentalità che la malattia deve essere tenuta nascosta. Quasi fosse una colpa. Ma non lo è. Ho rifiutato la parrucca perché non avevo niente da nascondere, non volevo fingere di essere quella che non sono.
E senza capelli mi sono mostrata anche sulla pagina fb di DonnaOn, anche se ora mi stanno ricrescendo ed è una sensazione bellissima. Non faccio che accarezzarmi quella morbida peluria che ogni giorno mi sussurra “sto rinascendo”. Ma la strada è ancora lunga, lo so bene…

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