Lucignoli

Mi sono imbattuta nelle scorse settimane in due storie trovate in rete. Una riguarda un avvenimento accaduto 24 anni fa, nel 1993, di cui ho un ricordo vivido: il rapimento e l’uccisione di un bimbo di due anni da parte di due bambini di 10 anni. Allora si parlò di mostri e si sprecarono molte parole. Nell’articolo che ho letto vi è descritta con minuzia di particolari tutta l’escalation di violenza che portò all’uccisione del bambino. Una storia terribile. Ma andando avanti nella lettura dell’articolo mi ha colpito un particolare. Dalle indagini sulle famiglie dei due bambini si scoprì che uno era stato ripetutamente violentato dal padre alcolista, l’altro figlio di genitori divorziati, entrambi definiti depressi patologici, veniva continuamente preso in giro dai compagni per via del suo strabismo. A scuola era oggetto di bullismo finché non conobbe l’altro bambino e si trasformò a sua volta in un bullo. Fin qui tutto abbastanza normale, nel senso che sono dinamiche piuttosto diffuse.
Ciò che mi ha fortemente turbato nell’articolo è questa frase: “Poiché i due ragazzi disturbavano lo svolgersi delle lezioni, gli insegnanti avevano preso ad isolarli. Con il passare del tempo i due avevano iniziato a marinare la scuola sempre più spesso e a vivere sulla strada” (immagino con buona pace degli insegnanti che avevano così risolto un loro problema).

La seconda storia in cui mi sono imbattuta è accaduta qualche settimana fa ed è stata raccontata dal sindaco di Bari. C’è un ragazzino che nel quartiere Libertà tutti chiamano “il terribile”. Sempre in giro con la sua bici alla ricerca di qualcuno da infastidire. Un cineforum all’aperto è un’occasione troppo ghiotta ed eccolo sfrecciare sulle sue due ruote, con il suo repertorio di parolacce, grida, insulti rivolti alla folla che pian piano si stava formando. Succede che a un certo punto il ragazzino si stanca di dare fastidio e si siede sulla gradinata con gli altri a vedere il film (che parlava di mafia). La storia continua. Due settimane dopo il sindaco torna nello stesso luogo in occasione di un piccolo concerto all’aperto. Il terribile è sempre lì, con la sua immancabile bici. Saluta e poi sfodera il suo solito repertorio. Sfidando apertamente l’adulto. A rimproverarlo. A trattarlo male come tutti. E invece l’adulto non lo rimprovera ma nemmeno lo ignora. Lo guarda. E quando gli volta le spalle, giusto 5 minuti in cui non lo guarda, succede che il ragazzino lascia la bici, si va a sedere accanto a lui e lo abbraccia. E gli dice una cosa, in dialetto: A ME devi guardare!

Ecco. Penso che la chiave per capire i nostri adolescenti, figli o alunni, sia guardarli. Non con il cipiglio del rimprovero ma con amorevolezza. Non condiscendenza ma premura. Non indifferenza ma attenzione. Non buonismo ma comprensione e rispetto reciproco.
Mi sono tornati in mente i tanti ragazzi di questo tipo che ho incontrato. In realtà non li ho dimenticati mai, come non ho dimenticato nessun alunno. Io li chiamo lucignoli. E li ricordo tutti. Dai gemellini terribili di Trinitapoli, Francesco e Pasquale, a Vincenzone (quanto vorrei rivederli, sapere di loro). Poi il più lucignolo di tutti, che anche per assonanza con il suo cognome veniva chiamato (dagli adulti) Lucifero. Quanti progetti per lui, quanti tentativi, quanti fallimenti. Quanta pazienza. Quanta insofferenza. E lui chiedeva una sola cosa: guardatemi. E lo chiedeva, lo gridava, lo pretendeva in tutti i modi sbagliati, gli unici che conosceva. Ragazzo dotato di una bella intelligenza, nato in una famiglia sbagliata. Chissà cosa combina, se ha trovato il suo equilibrio. Poi G., avuto in classe solo per mezzo anno. Bellissimo e sensibile (il metodo caviardage non sbaglia!), nascondeva la sua fragilità dietro un continuo interrompere la lezione. Anche lui chiedeva solo di essere guardato. Famiglia di tutt’altro tipo. Mi è dispiaciuto tantissimo non ritrovarmelo in terza. Ero sicura che avremmo fatto bei progressi insieme. Ma la maggior parte delle colleghe di classe ha tirato un sospiro di sollievo. Il problema lasciamolo a qualcun altro. Ho avuto anche una meravigliosa lucignola. Come dimenticarla. Una ragazzina imponente e impositiva, bugiarda e manesca ma che sapeva essere amabile quando voleva. Quante promesse. Sincere ma non vere. Quante lacrime, quanta rabbia, quanto desiderio di amore incondizionato, quanta voglia di crescere e di riprendersi quello che le era stato tolto.

Quest’ultimo anno una prima bellissima con molte situazioni problematiche. Di lucignoli ce n’erano parecchi. Mi soffermo su due, senza fare nomi. Sotto alcuni aspetti mi ricordano i due bambini di Liverpool (storia famigliare e rapporto tra i due). Ragazzini fragilissimi, che a 11 anni avevano visto cose che molti adulti non vedono in una vita. Difficilissimi da gestire. Soprattutto insieme. Di uno mi sono innamorata subito. I suoi occhi fin dal primo giorno dicevano: guardami, amami. Anche con lui il Metodo Caviardage non ha mentito. Quando si è capito cosa succedeva quando il padre veniva avvisato delle note ho pregato i miei colleghi di non metterne più. E poi c’era l’altro, è arrivato in classe più tardi e l’ha destabilizzata. Nulla è stato più come prima dal suo arrivo, lezioni faticose e continuamente interrotte. Clima in classe completamente cambiato, le mie meravigliose bambine impaurite, i maschietti inesorabilmente attratti dai suoi modi. Una spirale infernale. Pian piano si è riusciti a far comprendere alla classe il concetto di tagliare la miccia, la miccia è chi sta intorno, se la tagliamo, se spezziamo la catena, la bomba non esplode. Un passo avanti e due indietro. Poi ancora un passo avanti e poi uno indietro. È così con questi bambini anche perché noi docenti non siamo messi nelle condizioni di poter davvero fare qualcosa e a un certo punto siamo costretti a scegliere. Salvarne uno o salvaguardare gli altri 23? Le energie e i mezzi a disposizione non sono sufficienti per salvare capra e cavoli.
Eppure qualche timido miglioramento c’era stato e ce ne sarebbero potuti essere altri. Ma noi adulti non ci accontentiamo, noi vogliamo che loro, i piccoli mostri, i lucignoli, gli asini, i terribili diventino esattamente come noi pretendiamo che siano. E loro che a volte ce la mettono tutta ma proprio non riescono vedono frustrati tutti i loro tentativi di adeguarsi, di essere bravi, di essere come gli altri. Per poter essere accettati. Ma noi non li accettiamo, non ci basta essere interrotti due volte invece che cinque, noi vogliamo fare lezione senza essere disturbati. E così si ritorna al punto di partenza perché se tutto quello che faccio per comportarmi meglio non viene riconosciuto tanto vale continuare a fare il terribile. Così almeno mi vedranno.

Ricordo di aver fatto una riflessione e ne ho parlato con alcune colleghe e poi alle mamme che giustamente venivano a lamentarsi per il linguaggio, i gesti, le minacce… Noi possiamo mettere fuori lucignolo e salvaguardare gli altri. Ma la scuola è l’unica possibilità che abbiamo per fargli capire che esiste un altro modo di stare al mondo, di rapportarsi agli altri. La scuola è l’unica possibilità che ha per essere accettato e amato. Se gliela togliamo ne faremo un delinquente e avremo sì salvato i nostri figli dalle sue angherie ma avremo contribuito a peggiorare quella società in cui i nostri stessi figli vivranno. Discorso complesso. Ho provato comunque a farlo pur nella consapevolezza dell’impotenza. Perché non basta la buona volontà per risolvere situazioni così difficili. Lo sapevo e lo so.
Non esiste certezza di niente però non posso fare a meno di pensare che forse se quei due bambini che disturbavano la lezione nella lontana Liverpool non fossero stati isolati dai loro insegnanti (che cosa terribile), se avessero trovato adulti che li avessero guardati, che avessero visto le tragedie che si portavano dentro, se avessero trovato qualcuno capace di tirar fuori la bellezza… forse il piccolo James sarebbe ancora vivo. È un forse. Ma abbiamo il dovere di chiedercelo ogni giorno.
Per i mie due lucignoli che ho abbandonato anzitempo con il cuore spezzato (e non solo loro) è finita che uno è stato promosso con 3 debiti (tra cui arte e musica… e taccio), l’altro è stato respinto e ripeterà per la terza volta la prima. E ci saranno altri bambini da proteggere e altri genitori da rassicurare…

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