Giorno per giorno

Tanto tempo a disposizione ma poca energia per sfruttarlo e poche persone con cui condividerlo. Per descrivere l’esperienza della mia malattia potrebbero bastare queste parole. Ho sempre desiderato avere più tempo per me e ora scopro che non so che farmene. Me lo dovrò ricordare per la prossima vita.
Siamo al terzo ciclo di chemio. Stavolta faccio più fatica a riprendermi, sarà per il caldo, sarà per le iniezioni aggiuntive che dovrebbero aiutare i miei neutrofili a non scendere sotto la soglia consentita, sarà, semplicemente perché il mio organismo comincia a risentirne e io a essere stanca.
Questa terza chemio mi ha tolto la forza e la voglia persino di scrivere, di leggere. Faccio fatica.
Quello che pesa è il non avere il controllo della mente e del corpo. Piccole mancanze, amnesie, errori, debolezze che ingigantisco e non riesco a scusarmi. Faccio cazzate e non me le perdono.
Infine, la sottrazione di futuro. Non avere spazi per immaginare, non avere appigli – spiragli li ho sempre chiamati e sono sempre stata capace di crearli – non avere parole per descrivermi. Anche in questo momento mi sembra di non esserne capace, tutto è vago. Non posso progettare niente perché non so mai se ne avrò la forza. Quindi vivo giorno per giorno, gioendo di ogni attenzione, di ogni traguardo, letteralmente di ogni passo. Disperandomi per ogni défaillance. Tutto schiacciato sull’adesso.

E noi a galleggiare nell’adesso,
i sentimenti
non già sfibrati e stinti.

(Mi autocito, il che denota una penuria di orizzonti.)

Scopro un’energia nell’Universo che passa attraverso le persone che incontro, che fluisce attraverso i loro pensieri, che si nutre del loro spirito. E io ne faccio parte se mi metto in ascolto di questo Universo. Ma non sempre ne ho voglia.

Scruto nel passato alla ricerca dei semi che ho gettato, in attesa dei fiori che verranno e nella speranza che resistano a questa gelata. Faccio bilanci provvisori dove i conti non tornano mai. Mi chiedo se sono mai tornati.

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