Io e il tulipano nero

Stamattina inizio la chemioterapia. Per arrivare fin qui la strada tutta in salita. Da qui in poi una salita ancora più ripida. Ma arriverò da qualche parte.
Fin dal primo momento in cui ho saputo di avere un tumore al seno ho sentito la necessità di chiamarlo in qualche modo, di farmelo amico perché fosse più facile combatterlo. Gli ho dato il nome del mio fiore preferito, però per non esagerare con le smancerie gli ho dato un colore non da fiore. Ed ecco il tulipano nero. Che poi era anche un cartone che ho amato da bambina (non più di Lady Oscar però), ambientato durante la Rivoluzione francese e con protagonista una donna che combatte contro i soprusi e le ingiustizie. Questa pagina del blog, dunque, parlerà di lotta e di sanità (anche mentale).

Sparse le tracce morbide…

Sparse come le trecce morbide sull’affannoso petto dell’Ermengarda nell’Adelchi manzoniano.
Qui a essere sparse sono le tracce e non sono sempre morbide ma a volte sono affannose.
Poesie, pensieri, riflessioni, letture, visioni… Ciò di cui vorrei lasciare traccia lo ritroverò qui.

Un metodo che cambia la vita

Il Metodo Caviardage® mi ha cambiato la vita. Scrivevo e scrivo poesie ma grazie al Caviardage e alla Found Poetry ho scoperto di avere la poesia dentro e una incredibile capacità di manovrare le parole scritte. Ancora più importante è stato scoprire che ciascuno di noi può aprire la porta alla poesia.
Negli ultimi anni il Caviardage è stato importantissimo a livello personale e professionale e sono molto orgogliosa di far parte dello staff di Tina Festa e di essere Formatrice nonché referente regionale per i Formatori nel Metodo Caviardage. Vorrei che tutti scoprissero le potenzialità di questo metodo. Se si lasciasse passare la poesia dai pertugi del cuore questo mondo sarebbe meno invivibile.

Relax and forget

“Relax, Forget the board” è inciso su una targhetta di metallo regalo di una collega carissima, una sorella, con cui ho lavorato solo mezzo anno, intenso e difficile, reso più leggero dalla sua compagnia. Ho provato a interpretarlo e l’unica traduzione fattibile mi è sembrata “Dimentica la lavagna”. Oggi per me ha un significato su più livelli. Non è solo “stacca! dimentica la scuola e vivi” come poteva essere 5 anni fa, all’inizio del mio cammino da docente. Oggi per me si traduce in “dimentica la lavagna come unico strumento del tuo essere docente e inventati qualcos’altro”. È uno stimolo a migliorare il mio modo di stare in classe, non solo un invito a dimenticarmi del mio lavoro. Che poi, a dire il vero io amo la lavagna, quella classica in ardesia, e anzi il mio desiderio impossibile è avere un’aula ricoperta per tre quarti di lavagna così io ci potrei scrivere di tutto e far divertire gli alunni con i miei disegni strampalati. In questa pagina del blog parlero di scuola a modo mio. Senza proclami, senza linee guida, senza ricette ma in tono discreto e dimesso, lo stesso con cui con cui sto vivendo questi mesi.